Sei gradi. Un istante. Opere di Giusy Lauriola e Ivana Puljić Stratificazioni. La materia entra ed esce dal confine dello spazio. Una matrice pittorica e figurativa e comune alle due artiste, Giusy Lauriola e Ivana Puljić. Il linguaggio si differenzia nel privilegiare la resina l’una, la cera l’altra. Materie nobili che raccontano antiche storie. Sostanze che hanno in sé la duplicita dell’essere liquide e solide, naturali e artificiali: connotazioni alchemiche evocative di uno status dinamico. La trasformazione e in fieri. Dalla fotografia usata in maniera pittorica, Giusy Lauriola ribalta la propria visione, sentendo l’esigenza di un ritorno alla manualita tecnica della pittura ad olio. Usa la pittura come fosse fotografia, o meglio con lo sguardo minuzioso della pittura fiamminga, su cui si esercitava ai tempi della formazione. Dipingere esige dei tempi di riflessione, che diventano per lei occasione di dialogo con se stessa. L’odore di trementina, la corporeita del colore ad olio sono, pero, tenuti a bada dallo strato trasparente di resina. La resina crea distacco tra l’autore e l’opera, ma allo stesso tempo restituisce quella patina lucida, riflettente e vivace, sinonimo della brillantezza dei colori della vita. Ivana Puljić scopre l’encausto sui libri, quando studia storia dell’arte all’Universita di Spalato, e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Da voce al proprio mondo interiore sperimentando le potenzialita della cera fusa che unisce ai pigmenti, per lasciarla colare nei solchi incisi nella tavola di legno. Procede per pieni e vuoti, mettere e togliere, sfondando - proprio attraverso la tecnica dell’incisione - la bidimensionalita del quadro. Per entrambe le artiste l’aspetto sensoriale - tattile - non e meno rilevante dello sguardo, della pregnanza concettuale. Sfiorare la superficie del quadro, accarezzandone la morbidezza o le asperita accidentali dei materiali, suscita divagazioni. Il flusso delle emozioni si libera. Interno/esterno. Presenza/assenza. Negli “Interni” di Puljić c’e la memoria della lezione Fauves, la morbidezza del tratto di Matisse e anche qualcosa della sua tavolozza. Colori brillanti del Mediterraneo, delineati come in uno schizzo che respiri tutta la freschezza dell’immediato. Anche se, quello che appare come un appunto veloce, e frutto di un lavoro meticoloso e lento. Ivana Puljić entra in punta di piedi tra le mura domestiche. La sua poetica e incentrata sull’uomo. L’uomo contemporaneo, protagonista indiretto della sua quotidianita. A parlare sono gli oggetti consueti - perfino banali - che lo circondano. Un telefono, le mollette del bucato, un paio di pantofole, gli abiti nell’armadio, il televisore o la lavatrice, una tenda, un tappeto.... E’ nella vita di questi oggetti che si riflette quella dell’individuo. Approdo sicuro e confortante, proprio per la prevedibilita intrinseca che li connota. Nella serie “Walking”, Giusy Lauriola si concentra sugli esterni. Osserva i passanti in un contesto urbano che - ancora una volta - e quello di Roma, la sua citta. Uomini e donne privi di identita, ritratti come sono dalla vita in giu. L’artista sceglie di usare una tavolozza limitata al bianco, nero e blu, che sporca tra loro ottenendo un quarto colore - il grigio - che modula nelle varianti. Questa sua interpretazione della realta ricorda le immagini al negativo. Il bianco e una scoperta che la entusiasma. Spesso le persone che entrano nelle sue tele sono sagome bianche. All’inizio serve per sancire il vuoto della massa. In corso d’opera acquisice una nuova valenza positiva. Nell’anonimato e come se questi individui svelassero il loro segreto: hanno un’anima. Visioni in fermento, immagini che fremono. La dinamicita e ora sottesa, ora dichiarata. L’istante e silenzio. L’istante e colore, bianco, movimento, consuetudine… finché non scende la notte. Manuela De Leonardis __________________________________________________ A proposito della cera Queste non sono le parole di un esperto, ma di un ammiratore. Dove collocare l’intimismo di Ivana? Nella metafisica, nel realismo magico o nel surrealismo reale? Abile e raffinata è la sua piccola mano. Le sue mollette sono rondinelle sedute sul pentagramma. Lei disegna gratificando le cose casuali. “Ciò che mi ha detto il tram” / Carlo Carrà /. Con il suo tram mi lascio trasportare nella strada di Ilica, a zonzo senza meta. I suoi quadri sono come una tarda candela, che si sta sciogliendo sul tavolo della cucina. Noi dormiamo nel letto celeste dell’infanzia di Ivana. Noi sopravviviamo dietro le sue finestre mediterranee. Ci prepariamo per la partenza. La nostra malinconia è cera su legno. Misterioso straniero, il cui ombrello rosso protegge le spalle dalla quotidianità. Io sono come una figura di cera che sta dalla parte di Ivana. Arsen Dedić __________________________________________________ Crossover di “pittoscritti” a rilievo Partendo dalla lucida - per alcuni forse anche cinica - “diagnosi” di Tom Wolf riguardo la considerazione dell’involucro letterario o interpretativo dell’arte contemporanea, che diventando in realtà “parola dipinta” spesso è fine a se stessa, per cui etichettare lavori che si distinguono dalla solita categorizzazione mi sembra non soltanto un’impresa rischiosa, ma sciocca. Nonostante ciò, è difficile resistere alla tentazione di definire “Crossover di pittoscritti a rilievo” la serie di opere di Ivana Puljić, realizzate con tecniche diverse, combinate fra loro: cera su legno, assemblaggio, bassorilievo. Intanto l’utilizzo congiunto di tecniche e materiali diversi, solitamente implicano libertà di scelta postmoderna di forme e contenuto. Parliamo, poi, di un vero procedimento compositivo nell’utilizzo del collage, però non nel senso usuale e tradizionale - unificando pezzettini di carta oppure frammenti di oggetti che “inondano” l’ambiente quotidiano - piuttosto nella composizione stessa, opere complete nella loro totalità, superfici in cui c’è profonda premeditazione e impeccabile scelta del materiale. I diversi tipi di cera - naturale, artificiale e poi mischiata con i pigmenti – hanno, in realtà, doppia funzione. La cera è certamente la parte principale del rilievo, quella che dà struttura alla superfice del quadro. E’ un elemento basilare, quindi, la cui superfice viene scalfita come nell’incisione, eppure è anche una sorta di “emulsione” trasparente, prottetiva, attraverso cui affiorano strati più interni. La cera è anche un elemento che lega nella sua integrità il quadro - unisce tra loro oggetti fatti con materiali diversi che trovano collocazione all’interno dell’opera (dai piccoli chiodi ai vecchi floppy disc, cuffie per MP3 o i-pod, fili, cordoncini...), diventando una sorta di materiale dei nostri tempi, materiale che ricorda l'ambra, in cui lo smalto color miele sembra imprigionare per sempre i resti fossilizzati di una vita estinta. Ivana Puljić è, evidentemente, fra quegli artisti che insistono ancora nel “mettere in relazione” elementi formalmente incompatibili, ma esulando dall'impressione di caos, ognuno di questi suoi collage-rilievi è irresistibilmente attraente e, a modo suo, accuratamente completo. Perfino quando il quadro – difendendo le idee del postmodernismo - presenta tracce di disegno alla David Hockney, motivi pop, oppure provoca “effetti drammattici” dell'informale per ottenere la superfice in rilievo. L’idea di nuove “contaminazioni” di elementi e stili apparentemente incompatibili - che forse è causa della convinzione che tutte le vecchie “forme” e “discipline classiche” dell’arte, tra cui anche la pittura, siano morte – è in perfetta armonia con il tema principale del lavoro di Ivana. Perche, come suggerisce il titolo stesso di questa serie di lavori, l'autrice è interessata al parallelismo di mondo interno ed esterno, sia dal punto di vista letterale che simbolico. Interni domestici e mezzi di trasporto all’interno dei quali il tempo è immobile, mentre al di fuori il mondo corre ad una velocità estrema. Poi c’è la relazione simbolica che si riferisce all’esplorazione dei legami tra la propria interiorità e il mondo esterno cristallizzato nel semitrasparente involucro di cera. Zlatko Gall __________________________________________________ Ivana di cera Nel mondo del materialismo che ci circonda e in cui viviamo, qualunque sia la creatività nello spazio, eminente è sempre e soltanto l’uomo. Dall'eternità l’uomo ha cercato di lasciare qualsiasi traccia su questo nostro bel pianeta azzurro e, nello stesso tempo, a modo suo annottava stati d’animo: paure, desideri, ansie, volontà, conforti e dispiaceri, comunque emozioni profonde. All’inizio agiva con quello che aveva a disposizione: il proprio corpo (gesto), la voce (grido), la mimica (smorfia). Con il tempo, sviluppandosi e dominando sempre di più se stesso e l’ambiente nel quale abitava, sperimentava gradualmente nuovi metodi e nuove qualità. Nata la parola, costruiti i primi attrezzi, è stato in quel momento che ha lasciato l'impronta nella grotta in cui abitava, è da lì che ha inizio la storia dell'arte. Nel mondo dell'arte contemporanea lascia le sue tracce specifiche, Ivana Puljić (1974) artista di Spalato, che opera tra la sua città nativa e Roma.Perché dico specifiche? Intanto per la scelta del materiale che adopera per esprimere le proprie intime visioni artistiche. Da molto tempo abituati a vedere materiali comuni come matite, pastelli, chine, acquarelli, olii e acrilici, davanti ai suoi lavori ci fermiamo, perchè lei la sua poetica la esprime con la cera. Non con i pastelli a cera, bensì con la cera.Questo materiale poco consueto e, a prima vista ostile, nelle sue mani diventa insolitamente affascinante e vivace spettro di colori, proprio come è necessario per comunicare il suo messaggio. Raggiungendo l'anima di questo materiale, senza badare all'origine naturale o industriale, l'artista aspira a sperimentare un'assolutamente nuova dimensione rendendolo adeguato, adattabile, insomma un mezzo costruttivo. Ivana Puljić è totalmente un essere urbano, si separa difficilmente dagli elementi urbani. Essi entrano dentro di lei profondamente, come pervadono i suoi quadri. Lei canta odi liriche a megalopoli, architetture, civilizzazione industriale di semplici oggetti quotidiani come il telefono, il frigorifero, la lavatrice, il metrò oppure le gru nel porto. L'uomo, onnipresente e colpevole, è nascosto, difficilmente visibile in primo piano. Anche quando emerge timidamente dall'ombra, la gamma di colori è prevalentemente scura, uno smussato sfumato di cera, intorno a lui, dietro e sopra di lui, è avvolto da un minaccioso presentimento apocalittico. Fuggita da quel presentimento sconosciuto e minaccioso, Ivana ritrova la serenità, e anche noi davanti ai suoi quadri, dietro le finestre e le porte, entrando delicatamente nell’intimità di un interno. Qui si sente bene, calma, quieta, circondata dai colori conosciuti, suoni, profumi di oggetti riconoscibili, quotidiani. Questa sua lirica è sempre espressivamente appena accentuata da un forte dettaglio coloristico che attira inizialmente tutta la nostra attenzione e, gradualmente, ci apre ai delicati orizzonti della nostra immaginazione e inevitabilmente ci trasporta nella sfera del rilassamento, della pace e consapevolezza. Pavle Kaunitz __________________________________________________ Esplorazione dell’ intimità e dello spazio Il nuovo ciclo dei dipinti dell'autrice Ivana Puljić di Spalato, che presenta per la prima volta al pubblico di Šibenik, pur mostrando un nuovo aspetto della sua espressione artistica, sono sostanzialmente sviluppo e continuazione di ricerche specifiche e di riflessioni già precedentemente avviate, ora pervenute nell'ambito di un smorzata gamma di tonalità scure o nere dai fiammeggianti accenti coloristici. Dal periodo della sua laurea, presso l'Accademia di Belle Arti di Roma (2000), l'artista ha aggiunto al precedente lavoro su seta, iuta e il cotone, un nuovo ciclo dei ritratti con una predominante espressione narrativa e vivace carica lirico - espressiva. All’interno delle tendenze postmoderne attive a Roma, spesso molto impegnate in contenuti sociali e nello stesso tempo interessate ai nuovi mezzi tecnologici con differenti realizzazioni, I. Puljić, attraverso un utilizzo più personale della pittura, prontamente si apre alle impressioni visive delle magiche luci delle g città e ai suoi innumerevoli volti.Spirito quasi nomade, con un’immaginazione follemente poetica, che la porta ad una specifica ricerca in continua evoluzione, ma anche ad una purificazione della composizione ed aspirazione ad una perfezione tecnica, sentita come riparo sicuro.È interessante che, nella selezione dei materiali, come ossessiva dimensione della sua creatività, Ivana ha aggiunto la cera, ricercandone la qualità plastica e originaria, ma soprattutto il colore, al quale ha unito diversi pigmenti. Partendo dai più luminosi e trasparenti toni pastello, ha in seguito acquistato una gamma più scura, del blu, rosso, verde per giungere infine al grigio scuro ed a stratificazioni di nero. Ivana Puljić ci dimostra che il processo manuale ed un persistente e sistematico lavoro sul piano tecnico – scientifico - pratico può portare ad un perfezionamento dell’esperienza artistica ed intellettuale, percepita come un complesso di diverse compoenti. Il caos urbano che all'inizio può meravigliare con i tantissimi colori e propri ritmi dinamici, ha rapidamente saziato la pittrice, che tende verso la quiete e le atmosfere tranquille, volgendosi indietro dal disordine urbano, alle cose più semplici, piccole, ma per lei importanti. L’incantesimo degli spazi aperti e delle piazze, la vivacità della vita eterna di Roma gradualmente si arricchisce, attraverso lo scandaglio della cosiddetta vita interiore, della definitiva attenzione alla semplicità dei fatti quotidiani lì dove risiedono sogno, memoria, solitudine con molteplici connotazioni metaforiche. Sottilmente e delicatamente l'autrice, purificando semplicemente le forme, invita ad una determinato minimalismo poetico: per esempio le lanterne, le finestre illuminate , canapi con bandierine o biancheria, tranquilli paesaggi urbani, ma anche possibili accostamenti di deliziose atmosfere ed espressive cariche colorate. La ricerca dello spazio e la concentrazione sulle fisionomie dei problemi, i diversi strati di cera sul legno con le nuove introduzioni di schegge di metallo con prodigiosi effetti visivi (ad es. Tango) non sono per Ivana solo patrimonio tangibile, ma una ricerca personale che, dal suo punto di vista con l’ energia dei sentimenti, intende voler riappacificare i mondi e con il volo della fantasia vorrebbe sfiorare i paesaggi spirituali dell’uomo. Se apparentemente dietro i dipinti di Ivana Puljić si possono trovare tracce delle conseguenze della solitudine umana e dell’ angoscia per le turbolenze del mondo contemporaneo,tutto questo è indubbiamente espressione lirica e capovolgimento verso una ricca scala sensuale che ha scoperto senza dubbio la liberazione di un impulso interiore di una raffinata ed elegante danza. La continua ricerca tecnica sviluppa un riconoscibile linguaggio artistico, che a livello concettuale percepiamo intensamente emotivo e con forti toni di lirismo e sottintende un’attenta osservazione del mondo, registrando sottilmente ogni sua alterazione. Tonći Šitin ___________________________________________________ Nascosti impulsi Lirici della città In un periodo relativamente breve di tempo, Ivana Puljić articola la sua posizione esistenziale e artistica, concentra la sua esperienza personale del mondo, il quale viene filtrato con sguardo attento e mai fisso, sempre attraverso una nuova alchimia dei materiali attentamente selezionati. Dopo il diploma di pittura nell’ Accademia di Belle Arti di Roma (2000), la giovane artista aggiunge alla sua precedente ricerca sulla seta, iuta e il cotone, un nuovo ciclo dei ritratti nei quali predomina un’ espressione narrativa e una vivace carica lirico - espressiva. All’interno delle tendenze postmoderne attive a Roma, spesso molto impegnate in contenuti sociali e nello stesso tempo interessate ai nuovi mezzi tecnologici con differenti realizzazioni, I. Puljić, attraverso un utilizzo più personale della pittura, prontamente si apre alle impressioni visive delle magiche luci delle grandi città e ai suoi innumerevoli volti. L’impatto, con la conseguente depersonalizzazione e di manizzazione dei centri urbani, non quindi come sereno incontro, provoca in lei una precisa e particolare impressione artistica che la guiderà verso l’abbandono della mimesi, inserendola nel fantastico mondo dei simboli e delle metafore. È interessante che, nella selezione dei materiali, come ossessiva dimensione della sua creatività, Ivana ha aggiunto la cera, ricercandone la qualità plastica e originaria, ma soprattutto il colore, al quale ha unito diversi pigmenti. Partendo dai più luminosi e trasparenti toni pastello, ha in seguito acquistato una gamma più scura, del blu, rosso, verde per giungere infine al grigio scuro ed a stratificazioni di nero. Il caos urbano che all'inizio può meravigliare con i tantissimi colori e propri ritmi dinamici, ha rapidamente saziato la pittrice, che tende verso la quiete e le atmosfere tranquille, volgendosi indietro dal disordine urbano, alle cose più semplici, piccole, ma per lei importanti. Il mondo, che una volta sembrava segreto, improvvisamente diventa la realtà. I più semplici dati della vita e lo spazio che ci circonda accumulano nuovi indizi psicologici, immersi in una poetica taciturna e in una melodia nascosta. Sottilmente e delicatamente l'autrice, purificando semplicemente le forme, invita ad una determinato minimalismo poetico: per esempio le lanterne, le finestre lluminate , canapi con bandierine o biancheria, tranquilli paesaggi urbani, ma anche possibili accostamenti di deliziose atmosfere ed espressive cariche colorate.La ricerca dello spazio e la concentrazione sulle fisionomie dei problemi, i diversi strati di cera sul legno con le nuove introduzioni di schegge di metallo con prodigiosi effetti visivi, sono nello stesso tempo uno scandaglio degli spazi di coscienza, di aperture nella memoria, dei sogni e delle meditazioni.Se apparentemente dietro i dipinti di Ivana Puljić si possono trovare tracce delle conseguenze della solitudine umana e dell’ angoscia per le turbolenzedel mondo contemporaneo,tutto questo è indubbiamente espressione lirica e capovolgimento verso una ricca scala sensuale che ha scoperto senza dubbio la liberazione di un impulso interiore di una raffinata ed elegante danza. Tonći Šitin ___________________________________________________ Trinità del Tempo Il tempo nel quale viviamo : contemporaneo, moderno, sofisticato,non lo possiamo osservare senza uno sguardo nel passato e al futuro. Tutto è collegato, così il tempo inesorabilmente incide sull’opera dell’arte. La miracolosità di una creazione d’arte è collegata con la trinità del tempo, nonché con la sua tripla stratificazione, questo significa che l’artista deve imparare dal passato, agire nel presente, sperare e volere il futuro. Ogni Trinità è mistica e intrigante, particolarmente quella più luminosa che ci incoraggia e ci guida nei momenti più cupi.Spesso le opere d’arte ci riportano nei tempi passati,oppure ci fanno intuire i tempi futuri : alcune volte crediamo che siano belli, altre volte ci rattristano ;in ogni caso oltre darci una sensazione estetica ci portano alla contemplazione. Ivana in generale si rivolge al osservatore proponendo situazioni quotidiane e contemporanee, ispirata da ciò che la circonda, mondi tecnologizzati e spazi architettonici .Nonostante ciò, qualche volta possiamo vedere le antiche tende sulla finestra,il romantico e stellato cielo blu,oppure le vecchie mattonelle romane o spalatine, non importa. Anche se questi sono soltanto dettagli, testimoniano un collegamento del tempo e dello spazio,e della nostra aspirazione verso l’Eternità. Con l’educazione che ha avuto in Italia - culla dell’arte, e le sue radici dalmate legate profondamente al Mediterraneo,Ivana è ben predisposta a saper scegliere i colori e le tematiche in tutte le sue sfumature che oggi con la sua esperienza può rappresentare. I palazzi contemporanei in alcuni casi assomigliano ad alberi di antichi velieri, centri commerciali a delle arene, che in realtà lo sono – bizzarre arene dei moderni consumatori. Gli interni tendenzialmente ono erosi ,ne rimangono dettagli , confermando la velocità del quotidiano, che l’autrice esprime con personale sensibilità. Sottile e veramente particolare è la gamma dei colori e della cera , che lei sceglie per dipingere , sfumando lo sfondo con l’uso di tinte monocromatiche, fino alla perfezione. La forza dei suoi quadri molto spesso è creata con una semplice linea che delicatamente accenna alla presenza di frammenti d’ interni,insieme ai dettagli della corrispondente gamma dei colori , in cui conferma la sua conoscenza dei diversi canoni e stili pittorici ,e quali accentuando l’originalità d’autrice,attraverso la scelta del tema,del colore e dei soggetti rappresentati. Ivana Kokić ___________________________________________________ Preludono i paesaggi-città della pittrice Puljić per la grigia tristezza ambientale in cui sono solennemente immerse le sue città in cera. Ma la Puljić, che è una pittrice sognatrice ancorché intellettuale si affanna a ricoprire gli spazi strutturati in vorticosi parallelepipedi facendoli invadere da minuscoli animaletti, felicemente colorati, che in modo fantastico circoscrivono la megalopoli, trasformandola in un mosaico di straordinaria bellezza.Vedendo queste opere vien voglia di gridare: evviva gli animali-insetti della pittrice Puljić, che con la loro vivacità cromatica portano la luce, rasserenano il cielo, rallegrano il giorno rendendo azzurra la speranza. Sandro Trotti ___________________________________________________ Giovane pittrice Ivana Puljić, già con la sua scelta pittorica, indica una dettagliata ricerca sulle arti visive, in sostanza i suoi quadri in encausto possiedono lo sguardo sulla vita urbana moderna L’encausto,la quale pittrice ha usato per le sue opere,è un modo di dipingere usando la cera. Pigmento di colore in polvere si mischia con la cera riscaldata e sciolta, e in stato liquido si applica sulla base di legno, la quale parzialmente assorbe la cera colorata. Quando la cera si raffreddail quadro mantiene a lungo la sua brillantezza,vigore di sfumatura e resistenza verso l’umidità, ma non resiste al calore (i quadri bisogna tenerli lontano dal fonte di calore). Per applicare la cera e colore lei usa strumenti di incisione. Encausto,come modo di dipingere viene usato dai antichi Egizi nel lontano V secolo a.c.La stessa tecnica era conosciuta anche in tempo di antichità dal IV sec.a.c. fino ai tempi nostri. Attraverso pittura ellenistica,encausto è entrato nella pittura romana dove lo troviamo fino a IV sec. I Greci, inizialmente usavano encausto per decorare le navi e le case, e poi dopo V sec anche per la pittura murale. Per l’arte occidentale europea sono particolarmente importanti ritratti sulle tavole di legno,trovate nei sarcofaghi insieme a le mummie nel El Fayum in Egitto che datano dal periodo dal I a IV sec.d.c. Ivana Puljić ha utilizzato questa antica tecnica pittorica con la consapevolezza o con l’intuizione? Probabilmente per quest’ultimo, il ruolo importante lo ha avuto lo spirito curioso della pittrice con attenzione alla particolarità. I suoi ritratti sono di forte espressività e sensibilità, caratterizzati dalla scelta delle forme ed i colori e perfetta interpretazione dei giovani. I quadri delle sue pop icone trattengono colori ricchi di tonalità e di sfumature. Pittrice con inventiva intreccia linee e superfici e con questo aumenta la ricchezza pittorica di illustrazione, i colori sullo sfondo dei quadri creano astratte applicazioni, con taglio delle figure e riflesso sui quadri, aumenta la tensione.Per applicare la cera colorata, autrice con la stessa maestria usa la spatola e strumenti d’incisione, e altri modi ancora, struttura la superficie pittorica. Per interpretare il mondo urbano,moderno, ragionando di vita in generale , la pittrice adopera una dele più antiche tecniche pittoriche, la cambia e la perfeziona . Nonostante la sua gioventù, lei è capace di contemplare la società moderna, con antica tecnica dei tempi lontani, e proprio in questa contraddizione sussiste la causa della sua osservazione e interpretazione. Maruša Avgustin